Polvere
di stelle e Luna…
La
Notte era dirompente in ogni sua forma primordiale dal suo buio
sconfinato a quei piccoli echi di luce luccicanti nel profondo di una
Notte di Settembre.
Grandi
battaglie e clamori di spade erano assai lontani da quel tranquillo
angolo di pace nei pressi di Reims.
Grandi
e antiche querce secolari frusciando parlavano e favoleggiavano di
antichi amori e nobili poeti venuti un tempo a riposare stanchi sotto
l’ombra pacifica delle loro foglie, ormai cadute considerando l'inoltrarsi del carminio autunno…
Le poche foglie rimaste, ora si agitavano al vento e si muovevano verso il cielo come per
volerlo accarezzare ancora un’ultima volta, prima di morire e posarsi a terra sospinte da quel gelido soffio che da Nord portava con
se l’oro, l’argento e tutti i gioielli incantati che quella in Notte
brillavano senza sosta e senza apparente motivo… nel cielo…
Notte
di pensieri e incertezze…
Notte
di sogni e speranze…
Notte
di…
Malinconia,
nostalgia…
Notte
d’autunno,
Notte.
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| Raffaello - Sogno del Cavaliere |
Improvvisamente chiuse gli occhi davanti l'ultima stella cedendo alla stanchezza.
Dormiva e quindi sognava… ricordava il suo lontano amore… ricordava lei e i suoi occhi verdi…
Dormiva e quindi sognava… ricordava il suo lontano amore… ricordava lei e i suoi occhi verdi…
Sognava…
Era lì, seduto su un minuscolo fazzoletto impercettibile di luce lunare. Assopito, attonito, guardava i colori pastello di un paesino ormai completamente immerso nell’aria tiepida e aromatica di Maggio. Stava lì, con un piede su una minuscola stella e la mano delicatamente poggiata sul fianco di una montagna.
Si
sporse un po’ in avanti, voleva scorgere tutti i più piccoli
movimenti della vegetazione che sembrava come addormentata sotto di
lui.
Sentiva
il profumo della cena e vedeva molti uomini salire per l’esile via
che li portava sin sul borgo antico, dove avrebbero incontrato i dolci
sorrisi della progenie riunita per dare accoglienza ai loro padri, ritornati stanchi da una lunga giornata di lavoro nei campi.
Gente
stanca, sudata con i volti spronati a quell’ultima appagante
passeggiata prima di un esile pasto e qualche bicchiere di buon vino.
Pensava,
non riusciva a capacitarsi di come, gente così affaticata, umile e
povera potesse essere dopotutto anche felice, dopo una giornata
passata in campagna sotto il sole.
Sognava e pensava…
“Deserto dell’anima divina l’uomo”…”ardente di sentimenti e secco di fatica, sempre di fronte ad un unico sole rovente quale la vita, Uomo, parola troppo piccola per un essere tanto complesso… Uomo, solo, irto di fronte alle avversità orgoglioso del nome che porta nella consapevolezza dell’Amore che lo volle primo d’innanzi al cospetto del Creatore”.
E
avrebbe continuato così all’infinito se non… alzando un po’ lo
gli occhi intravide il dolce sguardo vivace di lei, attraversargli
l’anima.
Un secondo dopo era
disteso accanto a lei nell’erba alta di una collina adagiata nella
campagna… lei sorrideva e parlava… lui disse: “Sai cosa vedo
ora se chiudo gli occhi?”
Continuò
a sognare, si stava allontanando sempre di più da quella collina.
Era su un cavallo lanciato di corsa in mezzo alla campagna: meli,
campi alberi verdi e alberi spogli, montagne enormi, sconfinate
valli, celi azzurri e di nuovo il mare… scogliere altissime,
duecento profumi, seicento colori, paesini bianchi come la cenere
costruiti sui dolci fianchi di colline, attorniati da ulivi e fiori;
il suo viaggio proseguì, vide fiumi, laghi… il deserto, il sole
che inonda la sabbia con il suo vibrante color porpora; una
fittissima foresta di pini e larici, un’altra foresta ma stavolta
erano le altissime sequoie a dominare il pendio dei monti; ora sotto
di lui scorreva la savana, sopra di lui si agitavano venti,
infuriavano le tempeste, fulmini e saette saltavano da una nube ad
un’altra per poi infrangersi con clamore nell’erba alta; cicloni
e uragani sconvolgevano i cieli, i mari e la terra per poi dissolversi
gradualmente in una leggera brezza primaverile, oscillando e cantando
tra i nidi dei fiori di ciliegio.
Il
suo viaggio continuava tra la neve ed il ghiaccio, vide il cielo
stellato ancora cento, mille volte, ora sognava dei piccoli fughi
cresciuti in mezzo alle radici di un faggio solitario tra verdi
praterie.
Una
cascata, un ruscello, un rigagnolo, una goccia d’acqua… fontane,
castelli, ricche città enormemente popolate, vide la fame, il lusso
sfrenato, la disperazione e la gioia, il riso ed il pianto.
Una
stella cadente trafisse l’oscurità nel cuore della Notte, non
espresse mai quel desiderio –ricordò- era troppo bella quella scia
luminosa per poter rompere la sua magia con richieste terrene.
Sorvolò ancora. . .
Fuochi , fiamme, enormi esplosioni, vulcani incandescenti, lava e gas; incendi, ciminiere, camini fiaccole e candele in processione.
Feste
e lutti, uomini, donne e bambini, religioni e nazioni, presenti e passate… tutto ciò
passava sotto il suo sguardo e immediatamente dopo scompariva dietro
di se nel buio più assoluto.
All’improvviso
si fermò tutto… Scese da cavallo, fece alcuni passi e si fermò…
guardò indietro e invece del buio più assoluto rivide tutto in
pochissimo tempo. Frastornato si rigirò di scatto e… i suoi occhi
si scontrarono dolcemente con lo sguardo della giovane donna. Il
paese dove si era fermato era molto ma molto più piccolo di tutti i
più piccoli paesini che avesse mai visto fino ad ora sfrecciare
oltre il galoppo del suo cavallo.
Tutto era avvolto
in una fitta nebbia grigiastra, un odore caldo assediava l’aria, un
odore misto di terra bagnata e brina mattutina.
Non faceva freddo
ma una leggera brezza muoveva qua e la all’unisono i rametti dei
pini. Lei però era ancora li, immobile che lo osservava, lui
pensava… “Impossibile, non mi riconoscerà mai… troppo tempo,
troppo…” un sorriso di lei… e il cuore a poco non gli cedette
per l’emozione.
Il
paesino solitario dove si era fermato per riposare era sulle rive di
un bel lago sulle quali sponde nasceva biondo il grano e tutto
intorno era verde e pieno di luce. Fece così un passo verso la
donna, cercò di raggiungerla ma… improvvisamente cadde nel vuoto…
Precipitava… il vento gli scompigliava i capelli… non riuscì a capire cosa stesse succedendo… più si dimenava e più velocemente sprofondava nell’inesorabile nulla.
Volava, solcava l’aria, raggiunse una tale velocità che non gli parve più di precipitare…
man
mano che passava il tempo si sentiva divenire onnipotente, era ormai
l’unico padrone dei cieli e della sua vita. Procedeva a grandi
falcate e come chimera alata, al suo passaggio incendiava l’aria
intorno a se. Libero librava e possente dominava i venti. Infine si
ritrovò di nuovo solo.
Non c’erano più né lago né grano, non c’era più neanche la potenza e la forza del suo folle volo.
Si
ritrovò così, immobile disteso a terra, sveglio. Si sentiva come quando destati da un
bel sogno e si cerca di trattenere il più possibile i ricordi, i quali però scivolano via man mano, fino a che non ti rimane solo la piacevole sensazione e la consapevolezza d’aver sognato.

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