mercoledì 21 agosto 2013

1. Notte


Polvere di stelle e Luna…
La Notte era dirompente in ogni sua forma primordiale dal suo buio sconfinato a quei piccoli echi di luce luccicanti nel profondo di una Notte di Settembre.
Grandi battaglie e clamori di spade erano assai lontani da quel tranquillo angolo di pace nei pressi di Reims.
Grandi e antiche querce secolari frusciando parlavano e favoleggiavano di antichi amori e nobili poeti venuti un tempo a riposare stanchi sotto l’ombra pacifica delle loro foglie, ormai cadute considerando l'inoltrarsi del carminio autunno…
Le poche foglie rimaste, ora si agitavano al vento e si muovevano verso il cielo come per volerlo accarezzare ancora un’ultima volta, prima di morire e posarsi a terra sospinte da quel gelido soffio che da Nord portava con se l’oro, l’argento e tutti i gioielli incantati che quella in Notte brillavano senza sosta e senza apparente motivo… nel cielo…

Notte di pensieri e incertezze…
Notte di sogni e speranze…
Notte di…
Malinconia, nostalgia…
Notte d’autunno,
Notte.

Raffaello - Sogno del Cavaliere

Improvvisamente chiuse gli occhi davanti l'ultima stella cedendo alla stanchezza. 
Dormiva e quindi sognava… ricordava il suo lontano amore… ricordava lei e i suoi occhi verdi…

Sognava… 

Era lì, seduto su un minuscolo fazzoletto impercettibile di luce lunare. Assopito, attonito, guardava i colori pastello di un paesino ormai completamente immerso nell’aria tiepida e aromatica di Maggio. Stava lì, con un piede su una minuscola stella e la mano delicatamente poggiata sul fianco di una montagna.
Si sporse un po’ in avanti, voleva scorgere tutti i più piccoli movimenti della vegetazione che sembrava come addormentata sotto di lui.
Sentiva il profumo della cena e vedeva molti uomini salire per l’esile via che li portava sin sul borgo antico, dove avrebbero incontrato i dolci sorrisi della progenie riunita per dare accoglienza ai loro padri, ritornati stanchi da una lunga giornata di lavoro nei campi.
Gente stanca, sudata con i volti spronati a quell’ultima appagante passeggiata prima di un esile pasto e qualche bicchiere di buon vino.
Pensava, non riusciva a capacitarsi di come, gente così affaticata, umile e povera potesse essere dopotutto anche felice, dopo una giornata passata in campagna sotto il sole.

Sognava e pensava…

“Deserto dell’anima divina l’uomo”…”ardente di sentimenti e secco di fatica, sempre di fronte ad un unico sole rovente quale la vita, Uomo, parola troppo piccola per un essere tanto complesso… Uomo, solo, irto di fronte alle avversità orgoglioso del nome che porta nella consapevolezza dell’Amore che lo volle primo d’innanzi al cospetto del Creatore”.

E avrebbe continuato così all’infinito se non… alzando un po’ lo gli occhi intravide il dolce sguardo vivace di lei, attraversargli l’anima.
Un secondo dopo era disteso accanto a lei nell’erba alta di una collina adagiata nella campagna… lei sorrideva e parlava… lui disse: “Sai cosa vedo ora se chiudo gli occhi?”

Continuò a sognare, si stava allontanando sempre di più da quella collina. Era su un cavallo lanciato di corsa in mezzo alla campagna:  meli, campi alberi verdi e alberi spogli, montagne enormi, sconfinate valli, celi azzurri e di nuovo il mare… scogliere altissime, duecento profumi, seicento colori, paesini bianchi come la cenere costruiti sui dolci fianchi di colline, attorniati da ulivi e fiori; il suo viaggio proseguì, vide fiumi, laghi… il deserto, il sole che inonda la sabbia con il suo vibrante color porpora; una fittissima foresta di pini e larici, un’altra foresta ma stavolta erano le altissime sequoie a dominare il pendio dei monti; ora sotto di lui scorreva la savana, sopra di lui si agitavano venti, infuriavano le tempeste, fulmini e saette saltavano da una nube ad un’altra per poi infrangersi con clamore nell’erba alta; cicloni e uragani sconvolgevano i cieli, i mari e la terra per poi dissolversi gradualmente in una leggera brezza primaverile, oscillando e cantando tra i nidi dei fiori di ciliegio.
Il suo viaggio continuava tra la neve ed il ghiaccio, vide il cielo stellato ancora cento, mille volte, ora sognava dei piccoli fughi cresciuti in mezzo alle radici di un faggio solitario tra verdi praterie.
Una cascata, un ruscello, un rigagnolo, una goccia d’acqua… fontane, castelli, ricche città enormemente popolate, vide la fame, il lusso sfrenato, la disperazione e la gioia, il riso ed il pianto.

Una stella cadente trafisse l’oscurità nel cuore della Notte, non espresse mai quel desiderio –ricordò- era troppo bella quella scia luminosa per poter rompere la sua magia con richieste terrene.

Sorvolò ancora. . .

Fuochi , fiamme, enormi esplosioni, vulcani incandescenti, lava e gas; incendi, ciminiere, camini fiaccole e candele in processione.
Feste e lutti, uomini, donne e bambini, religioni e nazioni, presenti e passate… tutto ciò passava sotto il suo sguardo e immediatamente dopo scompariva dietro di se nel buio più assoluto.
All’improvviso si fermò tutto… Scese da cavallo, fece alcuni passi e si fermò… guardò indietro e invece del buio più assoluto rivide tutto in pochissimo tempo. Frastornato si rigirò di scatto e… i suoi occhi si scontrarono dolcemente con lo sguardo della giovane donna. Il paese dove si era fermato era molto ma molto più piccolo di tutti i più piccoli paesini che avesse mai visto fino ad ora sfrecciare oltre il galoppo del suo cavallo.
Tutto era avvolto in una fitta nebbia grigiastra, un odore caldo assediava l’aria, un odore misto di terra bagnata e brina mattutina.
Non faceva freddo ma una leggera brezza muoveva qua e la all’unisono i rametti dei pini. Lei però era ancora li, immobile che lo osservava, lui pensava… “Impossibile, non mi riconoscerà mai… troppo tempo, troppo…” un sorriso di lei… e il cuore a poco non gli cedette per l’emozione.
Il paesino solitario dove si era fermato per riposare era sulle rive di un bel lago sulle quali sponde nasceva biondo il grano e tutto intorno era verde e pieno di luce. Fece così un passo verso la donna, cercò di raggiungerla ma… improvvisamente cadde nel vuoto…

Precipitava… il vento gli scompigliava i capelli… non riuscì a capire cosa stesse succedendo… più si dimenava e più velocemente sprofondava nell’inesorabile nulla.

Volava, solcava l’aria, raggiunse una tale velocità che non gli parve più di precipitare…
man mano che passava il tempo si sentiva divenire onnipotente, era ormai l’unico padrone dei cieli e della sua vita. Procedeva a grandi falcate e come chimera alata, al suo passaggio incendiava l’aria intorno a se. Libero librava e possente dominava i venti. Infine si ritrovò di nuovo solo.

Non c’erano più né lago né grano, non c’era più neanche la potenza e la forza del suo folle volo.

Si ritrovò così, immobile disteso a terra, sveglio. Si sentiva come quando destati da un bel sogno e si cerca di trattenere il più possibile i ricordi, i quali però scivolano via man mano, fino a che non ti rimane solo la piacevole sensazione e la consapevolezza d’aver sognato.

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