(TUTTO DI UN FIATO)
In
questa Notte di pioggia mi ritrovo come tante altre volte qui, in
questa stanza, più solo che mai.
Le
sento, sono la fuori . . . cadono incessantemente sulla terra,
sull’asfalto, sui tetti; goccia dopo goccia, la pioggia (entità
universale, parola unica che definisce nell’insieme la vita
istantanea di milioni, minuscole lacrime celesti) bagna tutto,
sottile e discreta si posa in questa buia notte primaverile su ogni
cosa, mettendo a tacere tutto il resto.
“Aprile,
dolce dormire . . .” nulla di più giusto; Aprile, mese dannato,
mese di transizione, periodo lento e incessante dell’anno come la
pioggia che ne bagna in continuazione le giornate.
11/04/05
Inizia
così l’oggi, chissà . . .
Oggi
potrebbe essere il grande giorno di una riscossa, il giorno che
cambierà la mia vita per sempre. . .
Non
lo saprò mai, non saprò mai nulla di ciò che accadrà domani, di
ciò che accadrà tra un’ora, tra un attimo; non saprò mai quale
vestito mi metterò tra una settimana, se respirerò ancora tra un
secondo o se eventualmente dormirò , seppellendo tutto in con una
successione di sogni.
Il
mondo in Aprile appare così: addormentato, quasi immobile, coperto
da una sottile patina di pioggia.
Eppure
a Marzo ci eravamo detti:
“Che
bello . . . è Primavera! ! !”
Ingenui,
sciocchi, l’Inverno non finisce mai; l’uomo avrà sempre freddo
(per uomo si intende quell’entità universale, parola singolare che
definisce allo stesso tempo la vita istantanea di miliardi di
persone).
Tutto
qui . . . in questa stanza . . .
Mi
ritrovo ancora da solo con i miei pensieri, da solo con milioni di
attività celebrali. . . sembra così inutile tutto ciò . . .
Io
e le mie cellule nervose, parliamo, parliamo . . . e poi alla fine mi
ritrovo sempre qui con una beffarda penna nera che ovunque appoggi la
mano sulle righe già scritte, lascia un alone, una scia che rende
illeggibile ogni parola.
Però
oggi si sta comportando abbastanza bene, la penna, forse perché ha
pure lei ha acquisito un minimo di attività celebrale; a forza di
scrivere tutto ciò che un imbecille ti costringe a imprimere sulla
carta, alla fine inizi a ragionare come chi ti detta le stupidaggini.
Ora
che ci penso sto imponendo a questa penna di scrivere da mesi e non
mi sono minimamente posto il problema di sapere se questa vuole
effettivamente scrivere per me.
E’
la decima volta che ascolto questa canzone . . . “My Plug in Baby”
Ora
tu mi dirai . . . grazie al cavolo che fa così! . . .
Ma
con chi sto parlando! ! ? sono quasi del tutto impazzito . . . a chi
scrivo se so che nessuno leggerà tutto ciò?
A
volte si scrive solo per se stessi . . . bho! Forse sto dialogando
seriamente con le mie cellule celebrali per non sentirmi troppo solo.
Allora
non riesco a capire perché mi affanno tanto a scrivere per me stesso
pensando che forse un giorno ritrovando questo pezzo di carta leggerò
tutto sorridendo per tutte le minchiate che dico . . . dico?
Ricordo
i “ bei tempi andati” in felicità e leggerezza . . . fu
realmente così? Oppure la vita si vendeva a caro prezzo anche allora
quando non si pensava mai a tutto ciò?
E’
la cultura che lascia l’uomo solo ad interrogarsi sul perché di
tutto?
E’
forse la letteratura che ci fa sentire tanto soli?
Adesso
però . . .
scusate
tutti ! ! ! ! ! ! ( come se qualcuno sentisse questo urlo disperato
se aggiungessi un punto esclamativo in più . . . )
cosa
sto facendo allora?
Non
è possibile che tutto ciò sia solo una perdita di tempo, che tutto
ciò che scrivo sia solo un modo per accentuare la mia solitudine e
il mio sonno . . . troverò mai una risposta a tutto ciò?
Forse
si . . .
Forse
no . . .
Comunque
leggete, non ci fate mai sentire soli . . .
Sono
arrivato . . . la penna è finita. . .
N.B.
breve sarà la nota per far notare l’importanza dei tre puntini . .
. in realtà questo scritto potrebbe essere intitolato “. . .”
per quanti ne ho inseriti tra un periodo e l’altro.
Ogni
. . . ha la sua pausa, la sua potenza, il suo silenzio, la sua vita.
RICORDATE . . .
Buona
lettura
21 Agosto 2013
Paoletto
Paoletto

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